CinemaCulturaPolitica

Hammamet, una storia italiana

La riabilitazione di Bettino Craxi non fa altro che evidenziare la carenza politica con la quale oggi siamo costretti a vivere. C’è chi ha chiesto una “riappacificazione” tra la sua figura ed il centro-sinistra, altri invece elogiano il grande statista che fu. L’ultimo, in ordine cronologico mentre scrivo, Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva lo ha definito un “gigante rispetto ai politici di oggi”. Non c’è da dargli torto. E non che ce ne voglia molto per far bella figura, sarebbe il caso di aggiungere. 

Prima di andare a vederlo, avevo letto naturalmente diverse recensioni sul film Hammamet. La più gettonata: non è un film politico. Lo stesso Gianni Amelio, regista, non lo aveva definito tale. Probabilmente anche per non scoraggiare le persone ad impegnarsi due ore di fronte allo schermo. Per la verità, l’ho trovato più politico di quanto sembri. A differenza di quanti oggi lodano la memoria del leader del PSI, il film è riuscito nel suo intento: rendere onore alla storia. Nessuna beatificazione come neanche nessuna accusa nei confronti del leader socialista. Semplicemente il racconto degli ultimi momenti di vita di un uomo che ha dato tutta la sua vita per la politica e, come naturale che sia, ha deciso anche di morire per questa. Lo dice chiaramente Pierfrancesco Favino, pardon Craxi (piccola digressione: date un Oscar a quest’uomo),  assumendosi le sue colpe per gli illeciti commessi senza se e senza ma. O meglio, una precisazione c’è stata: “Non ero l’unico”. Che abbia pagato per tutti è un’affermazione inflazionata da quelli che hanno vissuto al suo tempo, altri invece sono rimasti totalmente delusi da chi aveva dato una speranza socialista all’Italia, tanto da rinnegarlo e detestarlo. E questi ultimi, forse, sono rappresentati nel film dal figlio di Vincenzo, uomo molto vicino a Craxi morto suicida. Necessità di romanzare da parte di Amelio, certo, ma neanche troppo. Che Benedetto (alias Bettino) non fosse l’unico colpevole è un dato di fatto appurato. Che questa non sia una giustificazione quando si traccia un’analisi sulla sua figura non è altrettanto falso. 

Alcuni lo definiscono come l’anticipatore di Silvio Berlusconi ma, per quanto si possa affermare che ci siano delle somiglianze tra i due, questa non è l’eredità storica che Craxi ci ha lasciato. Sarebbe riduttivo e sufficiente: sicuramente è stato un precursore di quella politica che poi il Cavaliere ha plasmato a sua immagine e somiglianza, trasformando l’elettore in consumatore e quindi con la possibilità di rivolgersi a tutti. La sinistra borghese che Craxi rappresentava era, però, figlia del tempo che stavamo vivendo. Divenne il primo Presidente del Consiglio socialista, un anno prima della morte di Enrico Berlinguer e, che dir si voglia, nel momento peggiore per il Partito Comunista. Gli anni Ottanta sono la definitiva capitolazione dell’ideale comunista in Europa, partita dalla Polonia e terminata a Berlino. E così Craxi rappresentava quella sinistra diversa, più riformista e meno intransigente, aperta all’Europa ma critico verso di essa, tanto da affermare che l’Italia avrebbe dovuto pretendere di rinegoziare i parametri di Maastricht. “Nella migliore delle ipotesi”, affermava, “l’Europa sarà un limbo. Nella peggiore sarà un inferno”. Lucido, schietto e sincero anche negli ultimi momenti di vita. L’errore è stato essere come gli altri. Dunque, la domanda da porsi è: quanto è doveroso e quanto influisce, nel momento in cui si deve dare un giudizio sulla figura di un politico, la moralità di una persona rispetto alla sua grandezza? È una domanda che può sembrare banale ma che così non è, basti guardare indietro nella storia e ripercorrere le vicende dei più grandi per capire quanto possa risultare difficile rispondere. 

Con questo non si vuole sottintendere un giudizio, positivo o negativo che sia. Semplicemente, porre una riflessione. Bettino Craxi è stato l’italiano più italiano di tutti. E qui sì, che si ritrova una somiglianza con Silvio Berlusconi. Il 19 Gennaio, a vent’anni dalla sua morte, alcuni gruppi politici si recheranno ad Hammamet. Oltre all’ovvia presenza del partito socialista, ci saranno esponenti di Italia Viva e più sorprendentemente della Lega, di Fratelli d’Italia e di Forza Italia. Politicamente lontani dal pensiero craxiano e, ancor di più socialista. Ma ci andranno, non per forza per appropriarsi della figura dello statista perché Craxi, dopo tutto, appartiene alla storia italiana più che ad un’area politica. È stato tutto e il contrario di tutto. Nota a margine: ad Hammamet il Partito Democratico non dovrebbe presenziare. In attesa della rivoluzione (gentile?) di Nicola Zingaretti, forse essere presenti era un segnale politico. Anche perché per il Pd, scomodando Totò, “Bettino m’è padre a me”. 

Related posts
InternazionalePolitica

Il mondo che sarà: come le elezioni presidenziali USA 2020 influenzeranno questo decennio

Cultura

Srebrenica: non dimentichiamoci il genocidio più veloce della storia

CulturaInternazionale

100 città con Patrick: un’iniziativa concreta per Patrick Zaky. Intervista a Francesca Carlotta Brusa

InternazionalePolitica

E’ ripresa la lotta di Hong Kong

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *