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L’Italia ed il rischio marginalizzazione nello scenario energetico: il caso EastMed.

Il 2020 si apre anche con la firma da parte di Grecia, Cipro ed Israele dell’accordo sul gasdotto EastMed. Il ministro dello Sviluppo Economico italiano Patuanelli ha le proprie felicitazioni in un comunicato, ma il nostro ruolo nel progetto oscilla fra una forte esposizione di giganti economici italiani come ENI e posizioni prese senza troppa convinzione. Cerchiamo di capirci di più.

Partner regionali ed interessi nazionali

La Grecia è una nazione che gioca un ruolo fondamentale all’interno delle discussioni di uno fra i progetti infrastrutturali più interessanti per la regione mediterranea, ossia EastMed: il progetto di estrazione e trasporto del gas naturale, estratto nel Bacino Levantino e trasportato attraverso Cipro e la Grecia, è oggetto di confronto e scontro fra il Governo ellenico e la Turchia, la quale vuole rimanere attore di primo piano nelle decisioni relative al progetto ed adopera la propria influenza sulla Repubblica Turca di Cipro Nord, nonché la propria presenza militare nella regione.

Gli interessi italiani nel progetto EastMed ed il Bacino Levantino sono stati espressi all’interno dell’amministrazione Renzi con la dichiarazione congiunta firmata dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ed il ministro dell’Ambiente e dell’Energia greco Giorgos Stathakis, il 14 settembre 2017. Nel documento i due ministri hanno affermato la volontà dei propri Paesi di costruire un hub energetico del Mediterraneo e, inoltre, si cita esplicitamente l’obiettivo di “aumentare la sicurezza dell’approvvigionamento di gas naturale […] specificamente attraverso il gasdotto EastMed”, a cui sia Italia che Grecia attribuiscono un esplicito ruolo strategico.

Il conflitto su Poseidon

Come scritto in precedenza, Eastmed attraversa sia Cipro che la Grecia, ma non arriva direttamente in Italia: il tratto che connette il nostro Paese all’infrastruttura energetica è detto Poseidon ed è esclusiva premura del Governo italiano difendere i propri interessi nel processo di costruzione di quest’ultimo. Tale difesa sembrò essere venuta meno con il Governo Conte I, dato che Poseidon sarebbe  dovuto arrivare ad Otranto, ma a causa dell’opposizione al progetto TAP in Puglia si sarebbe potuto rivelare un secondo terreno di scontro fra il M5S nazionale e la sua controparte locale. La proposta di Conte era un innesto al TAP, il controverso gasdotto che a differenza di Poseidon è stato approvato, seppur con numerosi tentennamenti, da parte della componente 5S. La scelta di adoperare il TAP invece di Poseidon permetterebbe di evitare di costruire un gasdotto a parte per il quale “il governo non ha alcuna apertura”, anche per via delle perplessità dell’allora ministro per il Sud Barbara Lezzi (M5S), esponente di quella stessa frangia pugliese del Movimento anti-Ilva, anti-TAP ed ora fortemente critica di Luigi Di Maio.

I rischi delle incertezze italiane

La controindicazione principale di tale decisione è che il progetto EastMed va avanti senza alcun cambio di passo se Poseidon non viene approvato, per cui i tre Paesi coinvolti nel progetto – oltre ai già citati Cipro e Grecia, Israele – hanno potuto continuare a discutere ed accordarsi a fronte della volontà del Governo italiano di non legarsi ad un ulteriore progetto infrastrutturale sul suolo nazionale. D’altra parte, l’UE ha benedetto EastMed e continua a vederlo con favore adesso che le tre parti hanno firmato, il 2 gennaio 2020, un accordo per la costruzione della pipeline. Nota per noi: il ministro per lo Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ha inviato una lettera di supporto al proprio collega greco Kostis Hatzidakis ma di fatto l’Italia non è stata rappresentata al tavolo di firma. Si tratta di un fatto interessante sia per la grandezza del progetto in sé, con 1250 miglia di gasdotto e 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno, sia per il ruolo cruciale giocato da Eni nel Bacino Levantino sia per l’aggressivo ostruzionismo messo in campo dalla Turchia, come nell’episodio del blocco da parte di Ankara della nave Saipem 12000 nel 2018. Inoltre, a fine novembre dell’anno scorso si era intravisto un possibile segno di inversione di rotta nell’incontro fra il premier Conte ed il suo omologo greco Mitsotakis, durante il quale il ministro Patuanelli ed il viceministro dell’Energia e delle Risorse Naturali greco all’energia Thomas hanno firmato un Memorandum d’Intesa con l’intento di favorire la cooperazione energetica fra Roma e Atene. 

Il fatto che Cipro, Grecia ed Israele proseguano ad una velocità diversa rispetto all’Italia è motivato anche dalle pressioni che i tre stati ricevono dalla Turchia, in maniera ben più diretta ed esplicita di quanto noi possiamo renderci conto nonché la volontà di mostrare dei risultati concreti alle proprie popolazioni per fini di politica interna. Tuttavia, è stato un errore lasciare che a dicembre vi fossero dubbi sul tipo di ruolo ed impegno che avremmo preso in questo mese in vista della firma dell’accordo stesso, con le fonti ministeriali greche incapaci di confermare o smentire se l’Italia avrebbe sottoscritto il documento.

Negli ultimi giorni qualcosa sembra essersi mosso all’interno della politica estera italiana, con l’incontro fra il ministro della Difesa Guerini ed il suo omologo cipriota Savvas Angelides a Roma: i due ministri hanno discusso lo sviluppo dell’area mediterranea e la questione delle risorse energetiche all’interno della regione, scenari dove la presenza turca sta gettando scompiglio e su cui Italia, Cipro, Grecia ed Israele dovranno trovare delle soluzioni comuni. Il ministro Guerini ha ribadito il proseguimento del lavoro “per rafforzare la cooperazione e le relazioni con un Paese partner in un’area chiave come il Mediterraneo orientale, di interesse strategico per l’Italia”. Inoltre, l’Italia ha partecipato all’East Med Gas Forum del 16 gennaio firmandone il documento costitutivo, per cui ci si augura che questi siano i primi passi per una presenza italiana più forte nel Mediterraneo Orientale e per un approccio più deciso sul tema EastMed.

Opportunità per le imprese italiane e cosa le minaccia 

La vicinanza del Mediterraneo orientale, dove sono emersi nuovi giacimenti come Tamar e Leviathan in Israele, Afrodite e Calipso a Cipro rende la nostra attenzione doverosa e richiesta, se non altro per la presenza di ENI nella regione e per la naturale necessità di essere consapevoli di ciò che succede nel nostro vicinato. Inoltre, la firma dell’accordo fra Grecia, Cipro ed Israele apre possibilità di ingaggio per Saipem, fra i principali candidati in vista dell’avvio delle operazioni offshore.

A pesare in questo scenario come in numerosi altri è l’incertezza dimostrata dai Governi italiani – il Governo Conte I e II in primis – di fronte a processi regionali o internazionali e la volontà di privilegiare considerazioni elettorali, come quelle in Puglia, rispetto ad una strutturata difesa degli interessi nazionali. La mancanza di una visione d’insieme, lamentata fra i vari dal giornalista Carlo Vulpio, è l’origine di quest’incertezza che ci rende lenti, ambigui e poco incisivi su numerosi dossier, inclusi progetti come EastMed che vedono la partecipazione di realtà aziendali italiane in prima fila.

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