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SULLA GUIDA AUTONOMA E L’AI. IL CASO TOYOTA-AURORA E I PROBLEMI LEGISLATIVI ED ETICI

Una introduzione sulla guida autonoma

All’interno del grande sistema dell’automotive sta avvenendo, in questo ultimo periodo, una immensa rivoluzione, legata principalmente al settore della tecnologia e dell’innovazione. La guida autonoma è arrivata all’interno delle case automobilistiche in maniera ponderata, specifica. 

L’acquisizione delle competenze specifiche è solamente il primo passo compiuto dalle aziende, che si sono dovute aggiornare, evolvere ad uno step successivo: la guida autonoma non è altro che il risultato finale di tutti questi studi, messi in pratica a loro volta con l’impiego dell’intelligenza artificiale. 

La guida autonoma non è altro che una vettura automatica in grado di compiere le stesse azioni di una macchina tradizionale, capace tuttavia di capire e rilevare la navigazione senza l’intervento umano. Per poter comprendere al meglio i vari gradi (o livelli) di guida autonoma corre in aiuto una classifica, stilata dall’Istituto Federale di Ricerca per i Trasporti e la Mobilità tedesco, che differenzia le autovetture in 5 livelli

Al livello 1 si trovano le vetture accessoriate con sistemi di supporto utili al guidatore, come il Cruise Control; all’interno del livello 2 le macchine sono dotate di sistemi di assistenza, come quello di mantenere l’auto all’interno della giusta corsia. 

Proseguendo per il livello 3 la situazione cambia notevolmente: a partire da questo settore l’auto inizia una sua completa autonomia, dovuta ad un insieme di sistemi e controlli che consentono alla persona di non intervenire durante la corsa. A partire dal livello 4 la situazione in cui ci si trova è ancora in fase prototipi: le auto che faranno parte di questo settore saranno totalmente autonome, anche per possibili situazioni imprevedibili e complesse. 

Il livello 5 conclude la classifica: qua le automobili diventano veicoli super-intelligenti, connessi con le varie infrastrutture e con tutte le altre macchine presenti su strada, trasformando definitivamente il guidatore in un normale passeggero. 

Ovviamente la strada da percorrere sull’incontro tra la guida autonoma e l’intelligenza artificiale è ancora lunga e impegnativa. Tuttavia vi sono dei casi, come quello di Toyota con Aurora, che hanno compreso al meglio il prossimo cambiamento tecnologico. Aiutata anche dai sistemi cloud, fondamentale per una ramificazione organizzata delle competenze specifiche, la partnership svilupperà ancora di più l’essenza dell’automotive, un settore storicamente protagonista dell’avanzamento tecnologico. 

Il caso Toyota-Aurora

Il primo esempio riportato riguarda la partnership venutasi a creare tra la Toyota e Aurora. Per quanto riguarda la prima, non necessita di ulteriori presentazioni, visto che si tratta di una delle case automobilistiche più famose e importanti al mondo, basti pensare alle innovazioni portate dalla casa giapponese nell’ambito ibrido e elettrico. 

Per quanto riguarda invece Aurora la situazione prende una piega differente. Questa startup, fondata nel 2016 da Sterling Anderson, Chris Urmson e Drew Bagnell, ex-membri di Tesla, Google e Uber, ha scalato, passo dopo passo, i vertici del settore automobilistico, ritagliandosi così un ruolo di grande importanza nel mondo delle quattro ruote. 

Dopo aver acquisito a fine 2020 l’Advanced Technologies Group, il reparto di guida autonoma di Uber, Aurora è riuscita a portare il suo valore ad una cifra di circa 2.5 mld di dollari. Forte di questa esorbitante impennata, la startup di Palo Alto è stata notata da Toyota, che si è trovata quindi a collaborare con una delle aziende più interessanti dell’ultimo periodo. 

L’obiettivo principale della partnership sarà quello di realizzare una flotta di taxi a guida autonoma, da portare su strada entro la fine del 2021. Toyota e Aurora, con l’aiuto di Denso, produttore di componenti automobilistiche, svilupperanno un nuovo veicolo da lanciare nel mondo del ride-hailing

Utilizzando gli hardware e i software di casa Aurora, l’auto verrà assorbita all’interno dell’Aurora Computer, un sistema hub dove saranno incamerati i dati e processati subito dopo da un autonomy software

Nonostante il target reale di Toyota fosse  quello dell’ingresso dei taxi a guida autonoma per le olimpiadi di Tokyo 2020, la pandemia ha obbligato la casa giapponese a posporre lo sviluppo del progetto, obbligando così uno dei main sponsor dell’olimpiade ad un ripiego strategico.

Questo ripiego in verità si è trasformato, in pochissimo tempo, in una mossa di grande sapienza, perché ha aiutato Toyota a cercare (e trovare) ulteriori collaborazioni, volte a sviluppare ancora di più il settore dell’AI: è il caso delle startup Nauto, SLAMcore e Boxbot, entrate nel 2019 all’interno del programma Toyota AI Ventures. 

Problemi legislativi e problemi etici

Nonostante l’importante lavoro effettuato dalle grandi case automobilistiche non si possono non notare i possibili riscontri in ambito legislativo e, ovviamente, etico. 

Per quanto riguarda il primo, il lavoro svolto dall’Agenzia dell’Unione europea per la cybersicurezza è un faro in mezzo al mare: il rapporto stilato dall’Enisa è di fondamentale importanza per capire i pregi dell’impiego dell’intelligenza artificiale all’interno della guida autonoma e i suoi difetti. 

Il primo punto analizzato riguarda l’aspetto della cybersecurity, che con un aumento del sistema di digitalizzazione del veicolo avrà necessariamente a che fare con un aumento spropositato della superficie di lavoro. Ergo, maggiore sarà questa superficie, più facile sarà una sua possibile attaccabilità. 

A tal proposito, il rapporto afferma come tutta l’industria automobilistica debba, necessariamente, andare a sposare il concetto di una sicurezza durante la progettazione e lo sviluppo o “Security by design”, in modo tale da andare a standardizzare il futuro sviluppo della conoscenza dell’AI. 

Per quanto riguarda la sicurezza dei dati del conducente/passeggero, la linea del rapporto si intreccia con la disciplina europea in materia di dati personali, il GDPR, e le linee guida stilate dall’ EDPB, l’European Data Protection Board. Come affermato anche dal direttore generale del Joint Research Centre (JRC): “È importante che i regolamenti europei assicurino che i benefici della guida autonoma non siano controbilanciati da rischi per la sicurezza. Per sostenere il processo decisionale a livello UE, il nostro rapporto mira ad aumentare la comprensione delle tecniche di IA utilizzate per la guida autonoma, nonché i rischi di cybersecurity ad esse collegati, in modo che le misure possano essere adottate per garantire la sicurezza dell’IA nella guida autonoma”. 

A proposito dei possibili problemi etici, più che andare contro la guida autonoma, la mente umana (almeno, di alcune. ndr) reagisce in maniera negativa ad una costrizione, ad un’imposizione dettata da un mercato. Come affermava il personaggio di Jack Nicholson nel film Easy Rider (1969), “Non dire mai a nessuno che non è libero, perché allora quello si darà un gran da fare per dimostrarlo”. 

E l’essere umano già si sta mobilitando, già si dà da fare per trovare implicazioni morali, da utilizzare per difendersi da questo avvento delle macchine: il suo sistema di autodifesa lo aiuta in questo preciso momento storico, dove l’automazione non è mai sembrata così vicina da una sua realizzazione. 

Alcuni giuristi e ricercatori hanno proposto una soluzione per una “libertà” di decisione. Visto che una delle principali paure dell’essere umano è la possibilità della macchina di compiere delle scelte etiche, questi studiosi hanno proposto l’applicazione di un ethical knob

Questa “manopola etica” consente alla persona a bordo del veicolo autonomo, in prossimità di un incidente, di poter compiere una fra  tre scelte: altruistica, egoistica e imparziale. Questa azione, vista in un determinato contesto, potrebbe essere forse l’unica possibilità di scelta che l’uomo può avere. 

Ovviamente bisogna considerare anche il fattore territoriale e porsi la seguente domanda: in quale nazione ci si trova? È logico e fondato presupporre una maggiore libertà nei paesi come la Cina, nazione che si è sempre impegnata a tracciare, come nel 5G, un sentiero della nuova tecnologia. Il Dragone Rosso però non sembra essersi ancora posto il problema della messa su strada di veicoli autonomi, estremamente pericolosi se non brevettati al meglio ed estremamente volubili nel settore legislativo. 

I casi degli incidenti con protagonisti dei veicoli autonomi, datati 2016 e 2020, sono stati fortunatamente dei casi isolati. Tuttavia, per ovviare alla ancora poca funzionalità della guida autonoma e alla sempre presente incoscienza dell’uomo, bisognerebbe innanzitutto regolamentare il percorso legislativo, in modo da risolvere, almeno in parte, la questione etica, permettendo così la completa innovazione tecnologica anche nell’ambito dell’automotive.

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