La produzione a ritmi sempre più veloci di dati è una delle caratteristiche che contraddistingue il modello economico attuale, in particolar modo nelle sue componenti più innovative. La capacità di imprese e organizzazioni di creare valore passerà sempre di più dalla loro abilità nel valorizzare tali dati (un tema che abbiamo recentemente trattato in questo articolo). In questo scenario, assume un ruolo centrale la possibilità di avere accesso ad una infrastruttura digitale in grado di garantire prestazioni di alto livello. In futuro, gran parte dell’hardware e del software di cui le imprese necessitano per operare nell’economia digitale sarà gestito da operatori terzi specializzati e in grado di beneficiare di economie di scala. Il cloud computing, che consiste appunto nell’erogazione di servizi IT attraverso Internet, sarà al centro di questo processo. Tra i servizi offerti dal cloud, i principali risultano essere la potenza di calcolo, l’archiviazione dati e la fornitura di software di diverso tipo. I provider di servizi cloud, in quanto fornitori dell’infrastruttura digitale essenziale all’esecuzione della maggior parte delle operazioni informatiche di una organizzazione, sono quindi destinati a diventare partner di primo piano per imprese e pubbliche amministrazioni del futuro.

In Europa, il mercato del cloud è dominato da tre colossi statunitensi: Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud. Questi tre fornitori, di proprietà di Big Tech, valgono in totale il 66% del mercato europeo. La dipendenza europea da una superpotenza straniera, anche se alleata, è motivo di preoccupazione sia a Bruxelles che in diverse cancellerie dell’Unione. Proprio per far fronte a questa problematica, è nata l’idea di creare un ecosistema europeo per il cloud.

1. Gli obiettivi di GAIA-X

Il progetto GAIA-X venne presentato al Digital Summit del 29 ottobre 2019, una data che segna l’inizio di uno sforzo europeo per riconquistare il terreno perso nei confronti delle superpotenze straniere e riprendere il controllo della propria infrastruttura digitale. La spinta decisiva per la nascita del progetto si deve ad un’iniziativa franco-tedesca, sostenuta da Bruno Le Maire e Peter Altmaier, ministri dell’economia dei due Paesi. In seguito il progetto ha ricevuto il supporto di diversi altri Paesi europei, e GAIA-X è al momento in costante dialogo con le istituzioni europee. Gli obiettivi che l’Europa si prefigge di raggiungere con Gaia X sono molteplici.

In primis, è una questione di sovranità digitale: si vuole cioè far sì che i dati generati in Europa vengano analizzati in Europa e non in server collocati oltreoceano. Questo per questioni strategiche e geopolitiche, ma anche per incentivare la creazione di competenze interne in un settore chiave per quanto riguarda il futuro tecnologico del Vecchio Continente.

Un secondo motivo è invece l’armonizzazione delle regolamentazioni inerenti alla somministrazione di servizi di cloud computing, con particolare riguardo alla questione del trattamento dei dati personali. GAIA-X si pone infatti l’obiettivo di stabilire degli standard ai quali tutti i fornitori di servizi cloud che desiderano operare in Europa saranno tenuti ad attenersi. Al momento, il rispetto delle normative europee in materia di protezione dei dati personali (divenute ben più stringenti di quelle statunitensi in seguito all’introduzione del GDPR) è onere dei singoli operatori. GAIA-X punta, dunque, alla creazione di un ecosistema dove la privacy possa essere garantita by default da tutti i fornitori di servizi coinvolti.

Un altro obiettivo dichiarato di GAIA-X è quello di spingere verso un modello di competizione più aperto nel mercato del cloud. Il modello attualmente esistente, in cui i tre cloud services providers  di proprietà di Big Tech detengono una ampia quota di mercato, presenta infatti delle criticità. Affidare dati sensibili e funzioni essenziali allo svolgimento dell’attività aziendale a un unico operatore espone i Paesi europei a un forte squilibrio in termini di potere contrattuale, oltre che al rischio di costosi stop qualora il fornitore di servizi cloud dovesse incorrere in problemi tecnici. Inoltre, le incompatibilità tecniche tra i diversi operatori cloud rendono al momento estremamente difficili passare un provider all’altro. In risposta a queste problematiche, GAIA-X propone un modello basato su interoperabilità e standard condivisi, in grado di arginare i fenomeni di lock in a cui spesso gli utenti di servizi cloud sono stati sottoposti. In questo modo, anche gli operatori cloud europei, che hanno dimensioni nettamente inferiori a quelle delle controparti americane, sarebbero in grado di competere.

In conclusione, il progetto GAIA-X mira a creare un ecosistema europeo in grado di promuovere innovazione e crescita economica, garantire trasparenza nel trattamento dei dati e permettere a nuovi cloud service providers europei di affermarsi grazie al principio di interoperabilità.

2. Le criticità del progetto GAIA-X tra opportunità, sfide e critiche

Al momento del suo annuncio, GAIA-X era stato oggetto di critiche da parte di Microsoft e Amazon. Tali critiche erano dovute al fatto che GAIA-X fosse stato percepito come un tentativo di limitare l’accesso ai servizi cloud sulla base di confini nazionali. In realtà, va sottolineato come GAIA-X sia un progetto aperto anche ad operatori che abbiano sede in Paesi extra-UE, a patto che  siano disposti a rendere la loro tecnologia conforme ai nuovi standard. Microsoft Azure, Amazon Web Services e Google Cloud potrebbero dunque diventare parte integrante di GAIA-X, anche se a fronte dei costi rappresentati dal dover adattare la propria architettura cloud al nuovo ecosistema.

Ma a determinare il successo o il fallimento di GAIA-X sarà, in ultimo ordine, il mercato: GAIA-X dovrà dimostrare di essere in grado di fornire servizi cloud di alta qualità e ad un prezzo concorrenziale. Un obiettivo tutt’altro che semplice da raggiungere, soprattutto in vista del vantaggio accumulato da Big Tech nel corso degli ultimi decenni di supremazia digitale statunitense. Eliminare questo gap nelle competenze specifiche sarà una sfida chiave per un’Europa che ambisce a conquistare una sovranità digitale, sia per quanto riguarda il cloud che per altri settori (si veda, ad esempio, i miliardi di euro investiti da Volkswagen per competere con Tesla nel settore automobilistico del futuro, dove il software avrà un ruolo di primo piano).

Nel caso specifico del cloud, la speranza è quella di compensare questo svantaggio competitivo con i vantaggi specifici garantiti da un ecosistema europeo basato su interoperabilità e privacy by default. Un’infrastruttura digitale integrata, nella quale sia possibile immagazzinare e rendere accessibili dati gestiti da operatori diversi tra loro nel rispetto della normativa vigente, aprirebbe infatti la strada a soluzioni d’impresa innovative e all’avanguardia nel campo di Big Data e AI. E proprio questo punto che GAIA-X si è recentemente impegnata a pubblicizzare, attraverso la raccolta e la pubblicazione di use cases). Tra questi troviamo ad esempio la creazione di una piattaforma che raccolga dati finanziari precedentemente non connessi, allo scopo di realizzare applicazioni che possano sfruttare la quantità di informazioni raccolta anche attraverso algoritmi di Intelligenza Artificiale. Ma applicazioni simili sono facilmente immaginabili anche in altri settori, si pensi ad esempio a quello sanitario.

GAIA-X è quindi un progetto ambizioso, potenzialmente in grado di rivoluzionare le modalità di accesso ai servizi digitali in Europa e di dare una forte spinta in avanti al Vecchio Continente sul fronte Big Data. Allo stesso tempo, il suo successo e tutt’altro che garantito, visto il gap  che separa gli operatori europei da quelli di proprietà di Big Tech. Nonostante queste incertezze, l’appoggio da parte dei Paesi europei al progetto GAIA-X marca un cambio di marcia per quanto riguarda l’approccio alla questione dell’indipendenza tecnologica europea, di per sé un primo passo imprescindibile per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi prefissati dalla Commissione per il decennio digitale europeo.

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